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Autotrasportatori del Sud, studenti d’Europa, piazze d’Occidente: una lettura “frattale” dell’autunno 2026

1. Il righello e la costa

Immaginate di dover misurare la costa di un’isola. Con un righello da un chilometro ottenete una certa lunghezza. Con un righello da un metro la costa risulta più lunga, perché nel frattempo sono comparsi golfi, insenature, promontori che il righello grande saltava. Scendendo al centimetro, la lunghezza cresce ancora. È il “paradosso della costa”, osservato dal meteorologo Lewis Fry Richardson e reso celebre nel 1967 da Benoît Mandelbrot con un articolo dal titolo volutamente ingenuo: “Quanto è lunga la costa della Gran Bretagna?” [1]. La risposta onesta è: dipende dalla scala a cui la si guarda.

Mandelbrot, che nel 1975 coniò il termine “frattale” (dal latino fractus, spezzato) e ne fondò la geometria, mostrò che oggetti di questo tipo condividono una proprietà profonda: l’auto-similarità. Un tratto di costa, ingrandito, somiglia alla costa intera; non è identico, ma ripete lo stesso tipo di disegno a scale diverse [2]. A questi oggetti si può assegnare una “dimensione” che, in genere, non è un numero intero. Una linea ha dimensione 1, una superficie 2, un volume 3; una costa frastagliata sta tra 1 e 2: è più di una linea, meno di una superficie. Per la costa occidentale della Gran Bretagna il valore è circa 1,25; per quella, molto più intricata, della Norvegia circa 1,52 [2]. Più la dimensione si avvicina a 2, più la struttura è “piena” e ramificata; più si avvicina a 1, più è prossima a una linea semplice.

Per fissare le idee con due numeri: misurata con un righello da 100 chilometri, la costa della Gran Bretagna risulta lunga circa 2.800 chilometri; con un righello da 50 chilometri, circa 3.400 [37]. E alcune dimensioni frattali misurate o calcolate:

OGGETTODIMENSIONE FRATTALEFONTE
Costa del Sudafricacirca 1,02Mandelbrot 1982 [2]
Costa occidentale della Gran Bretagnacirca 1,25Mandelbrot 1982 [2]
Curva di Koch (frattale matematico)1,26 (log 4 / log 3)costruzione esatta
Rive dei laghi (valore tipico)circa 1,28Seekell et al. 2021 [37]
Costa della Norvegiacirca 1,52Mandelbrot 1982 [2]

La tabella si legge così: più il valore si avvicina a 2, più la linea “riempie” il piano; la costa del Sudafrica, liscia, è quasi una linea; i fiordi norvegesi sono a metà strada verso una superficie.

Vale la pena di ricordare che il primo “frattale sociale” studiato da Mandelbrot non fu una costa ma la distribuzione del reddito. Nel 1960, prima ancora di inventare la parola, egli mostrò che la coda della distribuzione dei redditi descritta da Pareto — pochi con moltissimo, molti con poco — ha la stessa forma a qualunque scala la si osservi, dal quartiere al paese intero [3]. Torneremo su questo punto nel paragrafo 6: la geometria che useremo per leggere l’economia è nata, letteralmente, dentro l’economia.

Perché tutto ciò dovrebbe interessare chi vuole capire quello che accade in queste settimane? Perché il dibattito pubblico usa parole come “collasso”, “fine della globalizzazione”, “ritorno al locale” senza mai dire con quale righello sta misurando. Se un fenomeno ha struttura frattale, la sua misura cambia con la scala, e una discussione che non dichiara la scala è destinata a produrre conclusioni opposte a partire dagli stessi fatti. Da qui le tre domande che accompagneranno il lettore fino alla fine dell’articolo, e che chiunque può portarsi dietro leggendo un giornale: a quale scala sto guardando? Che cosa resta uguale cambiando scala, e che cosa invece cambia? Attraverso quali anelli un cambiamento passa da una scala all’altra?


2. Un sabato d’ottobre: i fatti

Il Sud. Le prime proteste spontanee dei camionisti cominciano in Calabria “già a inizio ottobre” e si ingrossano di giorno in giorno; in Puglia, a Cerignola, tir e mezzi agricoli bloccano da una settimana la statale 16 e le autostrade A14 e A16 [4]. Il 16 ottobre la mobilitazione si estende: in Sicilia dalla mezzanotte, con i tir in presidio davanti al molo Santa Lucia di Palermo; in Campania, dove vengono chiuse per ore le uscite autostradali di Nola e Nocera-Pagani e un tratto della Salerno-Reggio Calabria; in Basilicata, lungo la statale Jonica [4]. A Taranto gli operai dell’ex Ilva bloccano dal 12 ottobre le autocisterne alla raffineria Eni: secondo l’azienda, 150 stazioni di servizio Enilive su 300 in Puglia restano senza carburante [4]. A Cerignola gli scaffali dei dieci supermercati più grandi si svuotano; dal gabinetto del sindaco arriva una frase che vale una statistica: “Le persone sono corse a comprare il cibo temendo che finisse per via delle proteste. Non si vedeva una cosa del genere dai tempi del Covid” [4]. Il 19 ottobre i tir arrivano al porto di Napoli e bloccano il varco Bausan; sotto la sede della Regione Puglia, a Bari, decine di camion partiti da Altamura restano in presidio [5]. Sui cartelli: “Anche il Sud è Italia“, “Il lavoro che muove l’Italia”, “Agricoltura è vita” [5]. Il 20 ottobre, nella Prefettura di Milano, il ministro Salvini incontra prima le grandi associazioni e poi i comitati autonomi e annuncia lo sblocco di “un miliardo abbondante di risorse, che per motivi burocratici erano e sono ancora bloccati” [6]. Il 22 ottobre il Consiglio dei ministri approva un decreto-legge da 175 milioni per autotrasporto, agricoltura e pesca; lo stesso giorno la presidente del Consiglio distingue chi “manifesta pacificamente” da chi “taglia le gomme ai camion dei colleghi” e annuncia l’uso delle norme che “hanno reso reato il blocco stradale” [7]. Intanto a Atessa, in Abruzzo, lo stabilimento Stellantis cancella tre turni su quattro per mancanza di materiali [7].


Le scuole. In Francia tutto comincia tra il 18 e il 21 settembre in un liceo di Créteil, alla periferia di Parigi, dopo uno sciopero degli insegnanti: le rivendicazioni sono la carenza di docenti, le classi sovraffollate, gli edifici fatiscenti, gli orari sovraccarichi, la piattaforma di ammissione Parcoursup e aule che durante le ondate di calore dell’estate hanno toccato i 40 gradi [8]. Il 1° ottobre il movimento conta oltre mille licei coinvolti e si allarga alle università; il 6 ottobre sfilano in 250 mila secondo il governo e 450 mila secondo i sindacati; sabato 17 ottobre, con l’adesione dei sindacati e dei gilet gialli, le marce contro il carovita raccolgono 550 mila persone secondo il ministero dell’Interno e 800 mila secondo gli organizzatori [8]. La giornata degenera in più città: a Limoges il municipio ottocentesco viene distrutto da un incendio; a Tours un sedicenne perde l’uso di un occhio, a Lens un quindicenne perde una mano; il 19 ottobre il bilancio ufficiale parla di circa 2.400 arresti e un migliaio di agenti feriti [8]. In Italia le occupazioni partono il 5 ottobre a Torino con lo slogan “facciamo come in Francia”; il 16 ottobre, il “No Meloni Day”, gli studenti sfilano in decine di città chiedendo “più aule e meno bombe” e contestando il tetto del 30 per cento di alunni stranieri per classe e la scelta, come la descrivono, “di destinare risorse al riarmo anziché all’istruzione pubblica” [9]. In Belgio si protesta da settimane contro le tasse di iscrizione, con idranti e lacrimogeni a Liegi e Bruxelles; a Lisbona decine di migliaia di persone marciano su salari, affitti e carburanti, mentre il governo annuncia lo scongelamento delle tasse universitarie ferme a 697 euro dal 2020; ad Atene gli studenti piantano le tende a piazza Syntagma per il caro-alloggi; a Madrid l’accampamento della Puerta del Sol sulla casa dura da tre settimane e i sindacati preparano uno sciopero generale prima delle elezioni del 29 novembre; in Germania le università tagliano facoltà e discutono tasse per gli studenti extra-europei; a Tirana gli studenti incendiano il ministero dell’Istruzione; a Buenos Aires, il 15 ottobre, si manifesta contro i tagli all’università del governo Milei [8][10][11][12].

Per tenere a mente il quadro, le piazze in una tabella (i numeri sono quelli riportati dalle fonti citate, con la forchetta tra conteggi ufficiali e degli organizzatori dove esiste):

PAESEINNESCORIVENDICAZIONIPARTECIPAZIONE RIPORTATA
FranciaLiceo di Créteil, 18-21 settembre, dopo uno sciopero dei docentiDocenti e personale, edifici, orari, Parcoursup; dal 17 ottobre il carovita550 mila (Interno) – 800 mila (organizzatori) il 17 ottobre [8]
ItaliaOccupazioni dal 5 ottobre a Torino; “No Meloni Day” il 16 ottobre“Più aule e meno bombe”; tetto del 30% di alunni stranieri; edilizia scolasticaDecine di migliaia (stampa) – oltre 400 mila (organizzatori) [9][11]
BelgioSettimane di proteste sulle tasse di iscrizione; Liegi, BruxellesCosto degli studi; assegni familiari agli studentiCentinaia nel fine settimana a Bruxelles (Reuters via [11])
PortogalloMarcia della CGTP a Lisbona; scongelamento delle tasse ferme a 697 euroSalari, affitti, carburantiDecine di migliaia a Lisbona [10]
GreciaTende a piazza Syntagma dal 13 ottobreCaro-alloggi, scuola pubblica sottofinanziataNon quantificata dalle fonti [8][11]
SpagnaAccampamento alla Puerta del Sol; crisi abitativaCasa; sciopero generale prima del voto del 29 novembreMigliaia a Madrid il 3 ottobre [12]
GermaniaTagli alle università (Francoforte, Berlino); tasse per gli extra-UEFinanziamento dell’università; riarmo e servizio militareNon quantificata dalle fonti [11]
AlbaniaTirana, 14 ottobreCorruzione, tasse, lavoro; dimissioni del governoNon quantificata dalle fonti [8][11]
ArgentinaBuenos Aires, 15 ottobreTagli all’università (spesa reale -41% nel primo semestre)Non quantificata dalle fonti [8]
Stati Uniti“No Kings”, 17 ottobre, quarta mobilitazioneVoto anticipato e regole elettoraliMigliaia di raduni, nessun conteggio nazionale [14]

Sabato 17 ottobre. Lo stesso giorno delle marce francesi, in Italia il movimento “Italia in piazza” porta in corteo 13 città: cinquemila persone a Milano, tremila a Torino, duemila a Bologna [13]. A Milano, dalle tre del pomeriggio, piazza Duomo è assediata da centinaia di giovanissimi vestiti di nero; seguono saccheggi, un’auto dei Carabinieri distrutta, 17 arresti e 104 agenti feriti in città [13]. Il profilo dei 35 arrestati tra sabato e domenica è istruttivo: quindici-sedici anni, alcuni quattordicenni, 31 su 35 incensurati, 25 nati in Italia, convocati da chat Telegram e video TikTok; davanti ai giudici, scrive Il Post, “nessuno ha dato una motivazione politica al saccheggio” [13].

Manifestazioni separate e non coordinate. Ma una sincronia che chiede una spiegazione

È l’epilogo di un anno iniziato con le proteste contro le operazioni dell’immigrazione federale a Minneapolis, dove in gennaio due persone sono state uccise da agenti federali e il giudice capo del distretto ha accertato la violazione di “almeno 96 ordini del tribunale”, e passato per la manifestazione del 28 marzo, descritta come la più grande in un solo giorno nella storia americana [15][16]. Un’avvertenza di metodo, presa in prestito da Al Jazeera: si tratta di “manifestazioni separate e non coordinate” [10]. Nessuna regia, dunque. Ma una sincronia che chiede una spiegazione.

È l’epilogo di un anno iniziato con le proteste contro le operazioni dell’immigrazione federale a Minneapolis, dove in gennaio due persone sono state uccise da agenti federali e il giudice capo del distretto ha accertato la violazione di “almeno 96 ordini del tribunale”, e passato per la manifestazione del 28 marzo, descritta come la più grande in un solo giorno nella storia americana [15][16]. Un’avvertenza di metodo, presa in prestito da Al Jazeera: si tratta di “manifestazioni separate e non coordinate” [10]. Nessuna regia, dunque. Ma una sincronia che chiede una spiegazione.

Dei 35 arrestati tra sabato e domenica, nessuno ha dato una motivazione politica al saccheggio


3. Da Hormuz allo scaffale: la cascata, un anello per volta

Primo anello, la scala planetaria. Il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele lanciano un’offensiva aerea contro l’Iran e lo Stretto di Hormuz, da cui transita una quota decisiva del petrolio e del gas del Golfo, resta “in gran parte bloccato” per circa tre mesi, con interruzioni [17]. Il Brent, che nel 2025 era costato in media 69 dollari al barile, tocca in aprile un massimo di circa 138 dollari e, dopo una ripresa parziale dei transiti in estate con convogli scortati dalla marina americana, torna sopra i 100 dollari in settembre e viaggia intorno a 110 nella terza settimana di ottobre [17][18]. A fine settembre la situazione è riassunta così: “Il petrolio ha ricominciato a passare da Hormuz. Il gasolio molto meno, il gas quasi per niente” [18].


Secondo anello, la scala europea. Perché proprio il gasolio? Perché il collo di bottiglia si è spostato dal greggio alle raffinerie: impianti colpiti nel Golfo, il divieto russo di esportare gasolio deciso in luglio, e una trentina di raffinerie chiuse in Europa negli ultimi quindici anni. Il continente importa circa un quinto del gasolio che consuma, e in agosto più della metà di quelle importazioni arrivava dagli Stati Uniti; il diesel nell’Unione tocca i 2,23 euro al litro, un record [18]. Il commissario europeo all’energia avrebbe quantificato il conto in oltre cento miliardi di euro aggiuntivi pagati per i combustibili fossili, “senza ricevere una molecola in più” [18]. Il presidente di Confindustria, il 22 ottobre, lo dice con parole sue: “Abbiamo perso le raffinerie dell’Europa per scelte fatte dal passato dalla Commissione Europea” [7].


Terzo anello, la scala nazionale. Alla pompa italiana il gasolio self, che a inizio gennaio costava in media 1,67 euro al litro, supera i 2 euro a marzo, torna sotto i 2 in primavera e tocca il 24 settembre un massimo di 2,34 — sopra il record del marzo 2022 — per assestarsi intorno a 2,25-2,26 in ottobre, con punte (in media) di 2,34 in autostrada [19][20][38]. L’Istat di settembre racconta un’inflazione al 4,2 per cento che è quasi tutta energia: gasolio +34,9 per cento su base annua, benzina +21,8, mentre l’inflazione di fondo resta all’1,6 [20]. Lo shock, cioè, è concentrato in un solo input. Qui entra in gioco il cuscinetto fiscale: dal 28 febbraio al 10 settembre lo Stato ha varato quattordici interventi sulle accise per circa due miliardi di euro [21]. L’ultimo sconto sul gasolio scade “alla mezzanotte tra il 5 e il 6 ottobre”; il decreto interministeriale che avrebbe dovuto attivare le “accise mobili” — usare il maggior gettito IVA dovuto al caro-petrolio per abbassare l’accisa — non arriva in Gazzetta Ufficiale, e l’accisa sul gasolio sale di 6,1 centesimi al litro: “Per la prima volta da marzo non è in vigore alcun taglio” [20]. Nella rilevazione europea del 5 ottobre Austria, Lettonia e Polonia riducono le accise; l’Italia alza quella sul diesel [19].

Quarto anello, la scala di filiera. Per un’impresa di autotrasporto il carburante pesava, prima della crisi, il 27 per cento dei costi; oggi il 35-40 [22]. I margini, secondo Confartigianato Trasporti, sono compresi tra il 3 e il 6 per cento [22]: basta l’aritmetica per capire che un rincaro del 35 per cento di un terzo dei costi azzera i ricavi. Le grandi associazioni avevano firmato il 22 maggio un accordo a Palazzo Chigi; il presidente della Fai, Paolo Uggè, il 16 ottobre: “a maggio abbiamo firmato un accordo che prevedeva impegni precisi e invece nulla” [23]. E chi ha mezzi vecchi è fuori anche dagli aiuti: “tanti piccolini, tanti padroncini, tanti lavoratori con due, tre o quattro mezzi, non esattamente di ultima generazione, quindi Euro 3, Euro 4, che erano esclusi per volere dell’Europa da questi contributi”, riconosce il ministro Salvini il 22 ottobre [7].

Quinto anello, la scala locale. Il padroncino non può trasferire lo shock a nessuno: non al committente, che paga tariffe fisse, non al cliente finale, che non conosce. Può solo fermarsi. Dal 16 ottobre si fermano gli svincoli, poi i porti; si svuotano i distributori e gli scaffali — nell’Isernino “mancano prodotti freschi, carne, latte e, in alcuni, anche l’acqua” [7] — si fermano pastifici e caseifici, ad Atessa saltano i turni [7][22]. Confcommercio Sicilia stima in cinque giorni un danno tra 40 e 50 milioni di euro [22]. Al Centro agroalimentare di Roma i prezzi degli ortaggi raddoppiano e triplicano, anche se Confagricoltura avverte, correttamente, che “i dati non consentono di attribuire direttamente i rincari ai blocchi dei trasporti” [22][7].




Sesto anello, il ritorno al centro. La risposta istituzionale ha due registri. Il primo è contabile: il “miliardo” annunciato il 20 ottobre è denaro già stanziato (480 milioni di contributi e 590 per il rinnovo dei mezzi) e sbloccato; il decreto del 22 ottobre aggiunge 175 milioni, sospende i leasing fino al 31 marzo 2027 e introduce la “spalmatura del costo del carburante anche sui committenti” [6][7]. Il secondo registro è penale: il blocco stradale è ormai reato, e il Garante degli scioperi chiede la precettazione [7]. Lo shock, partito da uno stretto a tremila chilometri, torna così alla scala nazionale sotto forma di decreto e di sanzione.

A ciascun livello lo shock viene trasferito a chi ha meno potere contrattuale, finché non arriva a un nodo che non può più trasferirlo e si rompe

Che cosa insegna la catena. Lungo tutti gli anelli una cosa resta uguale: il gasolio è un input a domanda rigida, che non si può non comprare. E una cosa cambia a ogni passaggio: a ciascun livello lo shock viene trasferito a chi ha meno potere contrattuale, finché non arriva a un nodo che non può più trasferirlo e si rompe. Il cuscinetto fiscale è stato tolto proprio nella settimana in cui il Brent toccava i 110 dollari: non è il prezzo in sé ad aver innescato la crisi, ma il superamento di una soglia nel momento peggiore. Di soglie parla il prossimo paragrafo.


4. Attrattori, soglie e cuscinetti

Un attrattore è la configurazione verso cui un sistema tende se lo si lascia fare. Un pendolo smorzato, comunque lo si spinga, torna a fermarsi nel punto più basso: quel punto è il suo attrattore. Alcuni sistemi, invece, non si fermano mai e non ripetono mai esattamente la stessa traiettoria, pur restando confinati in una regione ben precisa: convergono su un “attrattore strano“, una struttura che — non per caso — è essa stessa un frattale. È la firma tipica del caos deterministico, descritto nel 1971 da David Ruelle e Floris Takens: regole precise, ma una sensibilità alle condizioni iniziali tale che il dettaglio del futuro resta imprevedibile, mentre la forma d’insieme è stabile [24].

Chiunque guardi la globalizzazione dagli anni Novanta a oggi riconosce qualcosa di simile: espansioni rapide, crisi, ristrutturazioni, mai un equilibrio; la pandemia, le guerre commerciali e questa guerra non sono incidenti esterni a un sistema altrimenti quieto, ma parte della sua dinamica. Diciamo subito, per onestà, che questa è una lente e non un modello: non abbiamo scritto le equazioni, e nessuno le ha scritte.


La terza parola è la più utile per leggere l’ottobre italiano. Una biforcazione non è, come spesso si dice, “il punto in cui la strada si divide”: è il valore critico di un parametro di controllo — una temperatura, una pressione, un prezzo — oltre il quale cambia qualitativamente l’insieme degli stati in cui il sistema può stare. Sotto la soglia il sistema ha un attrattore; sopra, ne ha altri, e deve “scegliere”. Spesso, inoltre, riportare il parametro sotto la soglia non riporta subito il sistema allo stato di prima: è il fenomeno dell’isteresi, che chi ha mai provato a riaccendere un rapporto di fiducia conosce bene.

Rileggiamo ora la catena del paragrafo 3 con queste parole. Per sette mesi, dal 28 febbraio al 5 ottobre, i quattordici interventi sulle accise hanno funzionato da cuscinetto: hanno assorbito una parte della variazione del parametro (il prezzo del gasolio), tenendo il sistema — i margini delle imprese di trasporto, i prezzi al dettaglio, la normalità degli scaffali — vicino al vecchio attrattore. Il cuscinetto è stato tolto nella settimana in cui il Brent toccava i 110 dollari e la rete europea del diesel era già al limite. Il parametro ha superato la soglia nel momento di massima tensione; le proteste che covavano in Calabria dall’inizio del mese sono diventate blocchi in cinque regioni in una notte. E, come prevede l’isteresi, lo sblocco del miliardo il 20 ottobre non ha riportato subito la calma: a Napoli, il 22, “in molti si dicono delusi” dal decreto appena varato [7]. Una soglia superata non si cancella rimettendo i soldi; si ricostruisce la fiducia, che ha tempi più lunghi del prezzo.

C’è poi l’espressione “attrattore che si sposta”, che nella bozza di partenza di questo articolo restava vaga e che i fatti permettono invece di rendere concreta. Ciò che si è spostato, quest’anno, è il baricentro dell’offerta di gasolio: impianti colpiti nel Golfo, il divieto russo di esportazione, decenni di chiusure di raffinerie in Europa e, dall’estate, gli Stati Uniti come primo fornitore del continente [18]. Un territorio come il Mezzogiorno, che dipende dalla gomma più del resto del paese, che ha la propria raffineria bloccata a Taranto e che per le isole dipende da porti e traghetti, è semplicemente più lontano dal nuovo attrattore di quanto non fosse dal vecchio. Non è “arretratezza”: è una posizione nella geometria, e la geometria è cambiata.

Un’avvertenza, che il paragrafo successivo riprenderà, chiude il discorso. I sistemi fisici non sanno di essere osservati; i sistemi sociali sì. A Cerignola gli scaffali si sono svuotati non perché mancasse il cibo ma perché “le persone sono corse a comprare il cibo temendo che finisse” [4]: le aspettative spostano i parametri prima che i parametri si muovano. L’analogia con il pendolo si ferma qui, e chi la spinge oltre — attribuendo alla “geometria” ciò che è frutto di decisioni e di paure — fa un cattivo servizio alla comprensione.

5. Regioni e scale: dove la struttura mostra le crepe

Per molto tempo abbiamo pensato le regioni come scatole annidate: il comune dentro la provincia, la provincia dentro la regione, la regione dentro lo Stato, lo Stato dentro l’Europa. La geografia economica ha abbandonato questa immagine da almeno vent’anni. Bob Jessop parla di “relativizzazione della scala”: nessuna scala — né quella nazionale, né quella europea, né quella globale — ha preso il posto dell’economia nazionale come àncora della crescita, e le regioni si trovano “legate in gerarchie intricate sempre più complesse, anziché semplicemente annidate l’una nell’altra, con temporalità oltre che spazialità differenti” [25]. Anssi Paasi, guardando le regioni “attraverso il prisma della scala”, le descrive come costruzioni sociali che i flussi attraversano e ridefiniscono [26]; altri geografi hanno proposto addirittura una “geografia umana senza scala”, in cui la regione è una rete di relazioni e non un contenitore [27]. Manuel Castells aveva dato un nome al meccanismo: lo “spazio dei flussi”, reso possibile dalle tecnologie dell’informazione, che separa il luogo dove si decide dal luogo dove si produce [36]. Il corridoio del gasolio che abbiamo seguito nel paragrafo 3 è esattamente un flusso che ridefinisce le regioni che attraversa.

La letteratura più recente sulle regioni di confine aggiunge un tassello. Una rassegna pubblicata nel giugno 2026 descrive il ciclo di apertura e chiusura dei confini — in inglese bordering, debordering, rebordering — come una dinamica “ciclica e non lineare”, e osserva che shock “come la pandemia di Covid-19, le ondate migratorie di massa e lo scoppio di una guerra di prossimità si sono dimostrati capaci di indurre chiusure improvvise dei confini e riconfigurazioni funzionali” [28]. È una descrizione sobria, senza parole magiche. La lettura “frattale” che segue è nostra. Eccola: Se guardiamo la posizione del Mezzogiorno nella catena del gasolio, scopriamo che è periferica a tre scale contemporaneamente: l’Italia è periferia nella nuova geografia europea della raffinazione; il Sud è periferia nell’Italia che dipende dalla gomma e dai traghetti; il padroncino è periferia nella filiera della logistica, ultimo anello senza potere contrattuale. La stessa posizione — l’essere il nodo su cui lo shock si scarica — si ripete, identica nella forma, a tre scale diverse. È questo, e solo questo, che chiamiamo auto-similarità del caso italiano: non una metafora, ma una ripetizione di posizione che chiunque può verificare con una carta geografica e un bilancio aziendale. E spiega perché i cartelli dicessero “Anche il Sud è Italia” [5]: chi sta nella periferia della periferia percepisce per primo che la struttura si sta deformando. La periferia, in un sistema di questo tipo, non è “arretrata”: è il sensore.

La stessa posizione a tre scale, in una tabella. Il disegno che si ripete è la terza colonna: a ogni scala c’è un nodo che non può trasferire lo shock e lo assorbe (finché può…):

SCALACENTROPERIFERIA
EuropaLa nuova geografia della raffinazione: Golfo, Stati Uniti, grandi hub del Nord EuropaL’Italia, importatrice di gasolio, con raffinerie in calo da quindici anni
ItaliaI territori con più alternative logistiche e scorteIl Sud e le isole: dipendenza dalla gomma e dai traghetti, raffineria di Taranto bloccata
FilieraCommittenti e grandi vettori: tariffe contrattuali, mezzi nuovi, accesso agli aiutiI padroncini con due-quattro mezzi Euro 3 e 4: margini del 3-6%, esclusi dai contributi

Resta la domanda più grande: la globalizzazione sta finendo? Qui aiuta un risultato poco noto fuori dalla fisica. Nel 2014 tre fisici del Politecnico di Varsavia — Mariusz Karpiarz, Piotr Fronczak e Agata Fronczak — hanno affrontato quello che gli economisti chiamano “il puzzle della globalizzazione”: nei modelli del commercio internazionale il coefficiente che misura quanto la distanza frena gli scambi cresce nel tempo, come se il mondo diventasse più grande proprio mentre tutti dicono che si rimpicciolisce. I tre hanno mostrato che quel coefficiente coincide con la dimensione frattale dello spazio in cui avviene il commercio — un oggetto, per costruzione, con dimensione tra 1 e 2, come la nostra costa — e che “la crescita del coefficiente nel tempo non contraddice il progresso della globalizzazione: è piuttosto una conseguenza naturale della crescente densità delle connessioni commerciali, inserite in uno spazio limitato di tipo frattale” [29]. In altre parole: per vent’anni si è discusso di un paradosso che era un errore di righello. È la lezione del paragrafo 1 applicata all’economia mondiale, e invita a diffidare, oggi, delle diagnosi di “fine”: la geometria degli scambi si sta riorganizzando — l’analisi del McKinsey Global Institute mostra flussi che si spostano lungo la “distanza geopolitica”, tra paesi alleati, più che lungo quella fisica [30] — ma riorganizzarsi non è sparire.

Da qui una conclusione che rovescia il senso comune: la regionalizzazione non è l’opposto della globalizzazione, è il modo in cui la globalizzazione si riorganizza a scale diverse, con integrazione e esclusione nello stesso movimento. Nuovi corridoi, nuove alleanze energetiche, nuovi fornitori; e territori che restano fuori dal disegno. Il Sud di quest’ottobre sta dalla parte sbagliata della riorganizzazione. Non per destino, ma per una somma di decisioni prese ad altre scale — e questo, per un’associazione di consumatori, è il punto che conta.

Il Sud di quest’ottobre sta dalla parte sbagliata della riorganizzazione. Non per destino, ma per una somma di decisioni prese ad altre scale — e questo, per un’Associazione di Consumatori, è il punto che conta.

6. La classe media come multifrattale: la stessa stretta a un’altra scala

Un frattale semplice ha una sola dimensione: lo stesso esponente governa la sua crescita dovunque lo si ingrandisca. Molti oggetti reali — la turbolenza di un fiume, la distribuzione della pioggia su un territorio, la concentrazione dei minerali in una roccia — non sono così: l’esponente cambia da punto a punto, e invece di una dimensione hanno un intero spettro di dimensioni. Sono i “multifrattali”, introdotti da Mandelbrot negli anni Settanta per descrivere le cascate dell’energia nei fluidi [2]. L’idea, spogliata del formalismo, è questa: lo stesso processo, applicato dappertutto, produce esiti diversi in luoghi diversi, e li produce in modo sistematico, non casuale. Dove la struttura è densa, il processo addensa ancora; dove è rarefatta, rarefà.

La distribuzione del reddito è il multifrattale sociale per eccellenza, e lo è letteralmente dal 1960, quando Mandelbrot mostrò che la legge di Pareto è una legge di scala [3]. Ma il dato che più ha cambiato il dibattito degli ultimi dieci anni è la cosiddetta “curva dell’elefante” di Christoph Lakner e Branko Milanovic: tra il 1988 e il 2008 il reddito reale è cresciuto moltissimo intorno alla mediana mondiale — le nuove classi medie asiatiche — e al vertice, l’1 per cento più ricco; è rimasto quasi fermo intorno all’80°-90° percentile della distribuzione globale, cioè le classi medio-basse dei paesi ricchi [31]. Nello stesso periodo l’OCSE registra che la quota di famiglie a reddito medio nei paesi membri è scesa dal 64 al 61 per cento in tre decenni, con l’Italia tra i paesi in cui la contrazione è più marcata [32]; negli Stati Uniti, secondo il Pew Research Center, la quota di adulti nella classe media è passata dal 61 per cento del 1971 al 50 del 2021 [33]; e intanto, secondo le stime di Homi Kharas, la classe media globale è diventata nel 2018 la maggioranza dell’umanità [34]. Come possono essere vere, insieme, l’espansione e la contrazione? La risposta della bozza da cui è nato questo articolo era “auto-similarità asimmetrica”, un’espressione che non esiste in matematica. Il termine giusto è multifrattalità: lo stesso processo — l’integrazione dei mercati del lavoro e delle merci — ha esponenti diversi in punti diversi della distribuzione mondiale. Non c’è contraddizione; c’è uno spettro. Un’avvertenza di prudenza: la crescita delle classi medie in Africa e in America Latina è assai più fragile di quella asiatica, e le medie mondiali la nascondono.

Le quattro misure citate, in una tabella:

MISURAVALOREPERIODO
Quota di famiglie a reddito medio nell’area OCSEdal 64% al 61%metà anni ’80 – ’10
Adulti statunitensi nella classe mediadal 61% al 50%1971 – 2021
Classe media globale (11-110 dollari al giorno a parità di potere d’acquisto)maggioranza dell’umanitàdal 2018
Generazioni necessarie in Italia perché il figlio di una famiglia a basso reddito raggiunga il reddito medio5stima 2018

E la curva dell’elefante, ridotta alle sue cinque regioni:

PERCENTILI
(distribuzione mondiale reddito)
CHI SONO
(in prima approssimazione)
CRESCITA REDDITO REALE (1988-2008)
I più poveri (sotto il 10-15° percentile)Paesi a basso reddito, in gran parte Africa subsaharianaquasi nulla
Dal 10° al 50-60°Le nuove classi medie di Cina, India e Asia emergentefino a +70-80% intorno alla mediana
Dal 60° all’80-90°Le classi medio-basse dei paesi ricchinulla o minima
L’1% più riccoLe élite globalicirca +60%
Media mondiale–+24,3%

I valori sono quelli della sintesi divulgativa della curva, che a sua volta cita Lakner e Milanovic (2013) e la rilettura di Brookings (2018) [31][39]; le cifre esatte per percentile sono nel lavoro originale.

Perché questo riguarda gli studenti? Perché la stretta che i padroncini subiscono lungo la filiera del gasolio, i giovani la subiscono lungo una filiera più lunga e meno visibile: quella delle generazioni, in cui il costo di una scelta pubblica si trasferisce a chi non può trasferirlo oltre. Guardiamo le rivendicazioni, non gli slogan. In Italia gli studenti contestano “la scelta di destinare risorse al riarmo anziché all’istruzione pubblica” [9]; in Francia ottanta rettori chiedono un miliardo in più dal 2027 e i licei protestano per aule a 40 gradi e insegnanti che mancano [8][11]; in Germania l’università di Francoforte propone di ridurre le sue facoltà da sedici a sette e in Austria il bilancio universitario perde circa il dieci per cento in termini reali; in Portogallo le tasse universitarie, ferme dal 2020, vengono scongelate mentre i prezzi delle case sono più che raddoppiati dal 2017; in Grecia e in Spagna la protesta è sulla casa [10][11]. Alberto Alemanno, che insegna diritto europeo a Parigi, riassume le “lagnanze condivise” in tre voci: istruzione sottofinanziata, costo della vita in aumento, “prospettive incerte dopo la laurea”; e ricorda che l’Europa entra in “un super-ciclo senza precedenti di elezioni nazionali” nei prossimi dodici mesi [10]. Il politologo Bruno Cautrès pone la domanda da cui tutto dipende: “Come usciremo da questa crisi di bilancio?” [10]. L’OCSE ha un nome anche per l’ascensore che non sale: in Italia servono in media cinque generazioni perché il figlio di una famiglia a basso reddito raggiunga il reddito medio [35].

Due cose vanno dette per onestà. La prima: i giovani che spaccavano vetrine a Milano non sono gli studenti che occupano le scuole, e non lo sono nemmeno per i giudici che li hanno interrogati [13]; chi confonde i due gruppi, da qualunque parte lo faccia, usa il righello sbagliato. La seconda riguarda gli Stati Uniti. Nelle fonti americane che abbiamo letto, la variabile “costo della vita” è quasi assente: la mobilitazione di “No Kings” e le proteste di Minneapolis riguardano le regole del gioco — il voto anticipato, il voto per posta, la presenza di agenti federali, gli ordini dei tribunali [14][16]. Lì l’attrattore conteso non è un prezzo ma l’istituzione stessa. Forzare anche questo caso dentro la catena del gasolio sarebbe scorretto; registrarlo come un’altra scala della stessa sfiducia — quella verso istituzioni percepite come lontane dai parametri che governano la vita quotidiana — è, ci pare, legittimo.

7. Il prosumer come sensore: lo sguardo dell’associazione

Nel racconto che abbiamo seguito c’è un personaggio che le analisi geopolitiche dimenticano e che per noi è il protagonista: la persona davanti alla pompa e davanti allo scaffale. Gli scaffali di Cerignola erano già vuoti il 16 ottobre, quando i giornali li fotografavano; lo stesso giorno l’Istat pubblicava i dati definitivi di settembre; il tavolo ministeriale era fissato per il 27. Il consumatore percepisce il sistema prima della statistica e molto prima della politica: è lui il sensore. E il padroncino bloccato allo svincolo è un consumatore e un produttore insieme — compra gasolio, vende trasporto — cioè, alla lettera, un prosumer. Lo è anche la famiglia che vende lavoro e compra energia, e lo studente che “produce” il proprio futuro con risorse pubbliche che altri decidono. Il nome della nostra associazione contiene il soggetto di questo articolo, e non è un caso che la crisi di ottobre si sia manifestata prima nei luoghi dove consumo e produzione coincidono nella stessa persona.

Il Prosumer percepisce il sistema prima della statistica e molto prima della politica: è lui il sensore


Non è un caso che la crisi di ottobre si sia manifestata prima nei luoghi dove consumo e produzione coincidono nella stessa persona

Da questa posizione discendono alcune richieste al livello SIA nazionale SIA europeo, che formuliamo come proposte e non come slogan, e che riguardano decisioni, non destini.

La prima è una regola, non un decreto. Il meccanismo delle “accise mobili” — restituire ai consumatori il maggior gettito IVA che lo Stato incassa quando il petrolio sale — esiste, ma dipende da un decreto che in ottobre non è arrivato [20]. Un cuscinetto che si attiva a discrezione, e si toglie nella settimana peggiore, non è un cuscinetto: è una soglia in più. Chiediamo che l’attivazione sia automatica, pubblica e verificabile, e che l’osservatorio dei prezzi del ministero renda leggibile a chiunque, giorno per giorno, quanto del prezzo alla pompa è materia prima, quanto è raffinazione e logistica, quanto è fisco.

La seconda riguarda la filiera. Il decreto del 22 ottobre introduce la “spalmatura del costo del carburante anche sui committenti” [7]: tradotto, lo shock del gasolio deve essere condiviso lungo i contratti di trasporto invece di fermarsi sull’ultimo anello. Diciamo con chiarezza che quel costo arriverà comunque ai consumatori; ma preferiamo che arrivi in modo trasparente, nei prezzi, piuttosto che in modo opaco, negli scaffali vuoti e nelle strade bloccate. Una catena che scarica tutto su un nodo e poi lo punisce quando si rompe è una catena mal progettata.

La terza riguarda i nodi deboli. L’esclusione dei mezzi Euro 3 e Euro 4 dagli aiuti [7] è il caso di scuola di una regola di transizione che lascia indietro proprio chi avrebbe più bisogno di essere accompagnato, e che per questo amplifica la cascata invece di attenuarla. La transizione ecologica del trasporto è necessaria; una transizione che espelle i più piccoli non la rende più rapida, la rende più fragile. Chiediamo che il rinnovo del parco mezzi sia finanziato prima per chi ha un camion solo.

La quarta riguarda i cuscinetti della prossima generazione. Scuole con insegnanti e aule abitabili, università finanziate, case a prezzi raggiungibili sono per i giovani ciò che le accise mobili sono per i trasportatori: ammortizzatori che impediscono a uno shock di diventare una soglia. Le priorità di bilancio che i ragazzi contestano da Parigi a Torino a Lisbona [8][9][10][11] sono decisioni prese a una scala — quella dei bilanci nazionali e del riarmo — i cui costi si scaricano su un’altra. Non spetta a un’Associazione di Consumatori giudicare la politica estera; le spetta dire che chi toglie un cuscinetto deve dire dove lo shock andrà a finire.

La quinta è una distinzione. Protestare bloccando uno svincolo e saccheggiare un negozio sono fatti diversi, come diverse sono le persone che li compiono, e le fonti che abbiamo letto lo dicono senza ambiguità [13]. Condanniamo la violenza, le intimidazioni ai colleghi che vogliono lavorare, le gomme tagliate [7]. Ma respingiamo con la stessa fermezza l’idea che fare del blocco stradale un reato possa sostituire una politica dei prezzi, e diffidiamo delle letture che vedono “qualcuno che incoraggia” le proteste in tutta Europa senza portare prove [7]: la sincronia del 17 ottobre si spiega con una soglia comune superata in paesi diversi, non con una regia.

RICHIESTAANELLOCHI DECIDECOSA CAMBIA
PER CHI CONSUMA
Accise mobili automatiche e trasparenza del prezzo alla pompa3 – pompa e fiscoGoverno (MEF e MASE), ParlamentoUn cuscinetto prevedibile, non discrezionale; sapere che cosa si paga e perché
Clausola carburante nei contratti di trasporto4 – filieraGoverno, associazioni, committentiCosti trasferiti nei prezzi, in modo leggibile, non negli scaffali vuoti
Aiuti alla transizione prima per chi ha un solo mezzo4 – filieraGoverno; regole europee sugli aiutiMeno nodi che si rompono, filiera più resiliente
Scuole, università e casa come cuscinetti dei giovanioltre la catena: la scala delle generazioniGoverni nazionali e bilanci pubbliciMeno soglie scaricate sulla prossima generazione
Distinguere protesta e saccheggio; il reato non sostituisce la politica dei prezzi6 – la rispostaGoverno, magistratura, informazioneUna risposta proporzionata, che non confonde i soggetti

L’ultima richiesta è rivolta ai lettori, ed è la cassetta degli attrezzi con cui siamo partiti. Di fronte a ogni notizia di queste settimane, tre domande: a quale scala sto guardando? Che cosa resta uguale cambiando scala, e che cosa cambia? Attraverso quali anelli questo effetto è arrivato fin qui? Chi se le pone scopre che la “periferia che si ribella” ha un centro preciso, che il “collasso” è una riorganizzazione con vincitori e vinti, e che ogni anello della catena porta un nome e una data. Il nostro lavoro — osservare i prezzi, informare, rappresentare — comincia da lì.

Riferimenti bibliografici essenziali

[1]

Mandelbrot, B. (1967), “How long is the coast of Britain? Statistical self-similarity and fractional dimension”, Science, 156 (3775), pp. 636–638. L’osservazione originaria è di L. F. Richardson, “The problem of contiguity: an appendix to Statistics of Deadly Quarrels”, General Systems Yearbook, 6 (1961).

[2]

Mandelbrot, B. (1982), The Fractal Geometry of Nature, W. H. Freeman, New York (ed. it. La geometria della natura, Theoria, 1989). Il termine “frattale” è coniato in Les objets fractals: forme, hasard et dimension, Flammarion, Paris, 1975. Le dimensioni delle coste (Gran Bretagna circa 1,25; Norvegia circa 1,52) sono discusse nello stesso volume; per le cascate multifrattali: Mandelbrot, B. (1974), “Intermittent turbulence in self-similar cascades”, Journal of Fluid Mechanics, 62, pp. 331–358.

[3]

Mandelbrot, B. (1960), “The Pareto-Lévy law and the distribution of income”, International Economic Review, 1 (2), pp. 79–106

[4]

Il Post, 16 ottobre 2026, “Le proteste di autotrasportatori e agricoltori si sono estese a tutto il Sud”.

[5]

Il Post, 19 ottobre 2026, “Al Sud continuano i blocchi stradali”; Euronews Italia, 19 ottobre 2026, “Autotrasportatori in protesta al Sud contro caro carburanti: blocchi stradali e supermercati vuoti” (slogan dei presidi).

[6]

ANSA, 20 ottobre 2026, “Governo promette un miliardo ai camionisti, ma i blocchi continuano” (dichiarazioni del ministro Salvini e del viceministro Rixi: contributi da 430 a 480 milioni; 590 milioni per il rinnovo del parco mezzi).

[7]

Sky TG24, diretta del 22 ottobre 2026, “Sciopero autotrasportatori, proteste in Italia” (decreto-legge da 175 milioni; dichiarazioni di Meloni, Salvini, Rixi, Orsini, Gasparri, Tajani; richiesta di precettazione del Garante degli scioperi ai sensi dell’art. 13 della legge 146/1990; Stellantis di Atessa; scaffali nell’Isernino; avvertenza di Confagricoltura Piemonte; i “delusi” di Napoli).

[8]

Voce “2026 French student protests”, Wikipedia in inglese, consultata il 23 ottobre 2026, che riporta i dati dei ministeri francesi dell’Interno e dell’Istruzione, di AP e della BBC. I conteggi variano tra fonti: per il 17 ottobre, 400 arresti secondo AP, 1.200 secondo il primo ministro, circa 2.400 secondo il ministero dell’Interno citato dalla BBC il 19 ottobre. Per Buenos Aires la stessa voce cita il Centro di ricerca economica dell’Università di Buenos Aires.

[9]

VDnews, 19 ottobre 2026, “Per cosa protestano gli studenti italiani?”; ANSA, 16 ottobre 2026, “Gli studenti in piazza, cortei in tutta Italia”; Radio IULM, 18 ottobre 2026, “Proteste in Europa: giovani e lavoratori in piazza”.

[10]

Al Jazeera, 17 ottobre 2026, “Cost of living protests hit Belgium, Italy, Portugal and France”. Originali: “separate, uncoordinated demonstrations”; Alemanno: “shared grievances”, “uncertain prospects after graduation”, “unprecedented super-cycle of national elections”; Cautrès: “How are we going to get out of this budget crisis?”.

[11]

Wonkhe – Higher Education Europe, 22 ottobre 2026, “The protest wave goes European” (Francia: 80 rettori; Portogallo: tasse a 697 euro; Germania: Goethe-Universität da 16 a 7 facoltà; Austria: bilancio universitario; Grecia; Spagna; Paesi Bassi).

[12]

Radio IULM, cit. (Spagna: UGT e CCOO); Geopop, 19 ottobre 2026, “Proteste in Italia, Francia ed Europa” (Puerta del Sol; dati francesi del 17 ottobre).

[13]

Sky TG24, 18 ottobre 2026, “Scontri e guerriglia a Milano, Torino e Bologna: cosa è successo” (numeri dei cortei, arresti e feriti); Il Post, 22 ottobre 2026, sui ragazzi arrestati a Milano: “Nessuno ha dato una motivazione politica al saccheggio”; “I disordini vanno quindi distinti dalle manifestazioni contro il carovita organizzate a Milano e in molte altre città”.

[14]

NPR (Ava Berger), 17 ottobre 2026, “No Kings draws crowds with focus on early voting”. Originale: “We’re done sending a message”.

[15]

Voce “No Kings protests”, Wikipedia in inglese, consultata il 23 ottobre 2026 (28 marzo 2026: stime degli organizzatori di 8–9 milioni di partecipanti in oltre 3.300 eventi).

[16]

Voci “2026 U.S. immigration enforcement protests” e “Operation Metro Surge”, Wikipedia in inglese, consultate il 23 ottobre 2026. Originale: il giudice capo Patrick Schiltz ha accertato che l’ICE ha violato “at least 96 court orders” in Minnesota dal 1° gennaio 2026.

[17]

benzina24, 1 giugno 2026, “Il gasolio sfonda quota 2 €/litro: la crisi dello Stretto di Hormuz”; benzina24, 22 ottobre 2026 (intervallo a 52 settimane del Brent: minimo 59,93 dollari nel dicembre 2025, massimo 138,21 nell’aprile 2026; media 2025 di 69,14). Le analisi di benzina24 dichiarano l’uso di assistenza di intelligenza artificiale nella redazione: le cifre vanno confermate sui dati ufficiali (ICE Brent; MIMIT) prima della pubblicazione.

[18]

quotidiano.net, 30 settembre 2026, “Hormuz si riapre al petrolio, non al gasolio. E il conto lo sta pagando l’Europa: già 100 miliardi in più” (raffinerie; importazioni di gasolio; dati Kpler; diesel UE a 2,23 euro al litro). La frase attribuita al commissario Dan Jørgensen (“senza ricevere una molecola in più”) è riportata dall’articolo in forma indiretta.

[19]

benzina24, 18 e 22 ottobre 2026 (prezzi medi self rilevati dal MIMIT: gasolio 2,236 euro al litro; benzina 2,028–2,024; accisa sul gasolio da 0,6229 a 0,6729 euro al litro dal 6 ottobre; rilevazione europea del 5 ottobre).

[20]

ecoseven, 20 ottobre 2026, “Proteste caro vita, Italia e Europa” (Istat, dati definitivi di settembre 2026 pubblicati il 16 ottobre: indice NIC +4,2%; gasolio +34,9%; benzina +21,8%; inflazione di fondo +1,6%; decreto MASE-MEF sulle accise mobili non pubblicato; “moral suasion”; prezzi del 19 ottobre da ANSA: 2,257 euro al litro sulla rete ordinaria, 2,297 in autostrada). I dati Istat vanno confermati sul comunicato ufficiale.

[21]

ilpoliticoweb, 10 settembre 2026, “Hormuz, petrolio a 100 dollari: oggi scade lo sconto sul gasolio” (quattordicesimo intervento sulle accise dal 28 febbraio; costo cumulato di circa 2 miliardi).

[22]

Geopop, 21 ottobre 2026, “Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti si stanno estendendo: a Sud scaffali vuoti” (stime Assotir sul peso del carburante; margini secondo Confartigianato Trasporti Abruzzo; stima di Confcommercio Sicilia; prezzi al Centro agroalimentare di Roma riportati da La Stampa; pastifici fermi).

[23]

quotidiano.net, 16 ottobre 2026, “Perché i blocchi dei tir sono al Sud” (intervista a Paolo Uggè, presidente Fai).

[24]

Ruelle, D., Takens, F. (1971), “On the nature of turbulence”, Communications in Mathematical Physics, 20, pp. 167–192; Lorenz, E. N. (1963), “Deterministic nonperiodic flow”, Journal of the Atmospheric Sciences, 20, pp. 130–141. Esistono anche attrattori strani non caotici: Grebogi, C., Ott, E., Pelikan, S., Yorke, J. A. (1984), “Strange attractors that are not chaotic”, Physica D, 13, pp. 261–268.

[25]

Jessop, B. (2012), “Cultural Political Economy, Spatial Imaginaries, Regional Economic Dynamics”, CPERC Working Paper 2012-02, Lancaster University. Originali: “This phenomenon is often referred to as the relativization of scale”; “related in increasingly complex tangled hierarchies rather than being simply nested one within the other, with different temporalities as well as spatialities”; “the complex and tangled hierarchy of regions in world society”.

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Paasi, A. (2004), “Place and region: looking through the prism of scale”, Progress in Human Geography, 28 (4), pp. 536–546.

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Marston, S. A., Jones, J. P. III, Woodward, K. (2005), “Human geography without scale”, Transactions of the Institute of British Geographers, 30 (4), pp. 416–432.

[28]

Czimre, K. (2026), “Cross-Border Cooperation: Theoretical Models and Analytical Perspectives”, Encyclopedia, 6 (7), 140. Originali: “the cyclical, non-linear dynamics of the bordering–debordering–rebordering framework”; “both global and regional geopolitical shocks—such as the COVID-19 pandemic, mass migration waves, and the outbreak of proximity warfare—have proven capable of inducing sudden border closures and functional reconfigurations”.

[29]

Karpiarz, M., Fronczak, P., Fronczak, A. (2014), “International trade network: fractal properties and globalization puzzle”, Physical Review Letters, 113, 248701 (arXiv:1409.5963). Originale: “the growth of α in time does not contradict the progress of globalization. Rather, it is a natural consequence of the growing density of trade connections which are embedded in a limited fractal-like space”. I dati coprono il periodo 1950–2000.

[30]

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[31]

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[35]

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[36]

Castells, M. (1996), The Rise of the Network Society, Blackwell (ed. it. La nascita della società in rete, Egea, 2002).

[37]

Voce “Coastline paradox”, Wikipedia in inglese, consultata il 23 ottobre 2026 (lunghezze della costa britannica con righelli da 100 e da 50 chilometri, valori illustrativi senza citazione; dimensione tipica delle rive lacustri da Seekell, D. et al. (2021), Geophysical Research Letters, 48).

[38]

Prezzi medi nazionali self del gasolio, rete stradale, rilevati dal MIMIT e riportati da: QuiFinanza, 7 gennaio 2026 (1,668 euro al litro); ANSA, 15 marzo (2,07); L’Adige/ANSA, 10 aprile (2,181); Teleborsa, 27 aprile (2,059); ANSA, 22 maggio (1,974); Quotidiano Nazionale, 16 giugno (1,985); Teleborsa, 8 luglio (1,941) e 29 luglio (2,074); QuiFinanza, 22 agosto (2,116); Teleborsa, 24 settembre (2,338), 1° ottobre (2,285), 12 ottobre (2,252) e 21 ottobre (2,259). Il record precedente del gasolio self, 2,230 euro al litro, risale al 17 marzo 2022 (QuiFinanza, 22 agosto 2026). La serie è a date puntuali, non una media mensile; il dato di gennaio è l’unico anteriore al 28 febbraio reperito.

[39]

Voce “The Elephant Curve”, Wikipedia in inglese, consultata il 23 ottobre 2026, che cita Lakner, C., Milanovic, B. (2013), Global Income Distribution: From the Fall of the Berlin Wall to the Great Recession, Policy Research Working Paper 6719, Banca Mondiale, e Kharas, H., Seidel, B. (2018), What’s Happening to the World Income Distribution? The Elephant Chart Revisited, Brookings, Global Working Paper 114. La definizione di classe media globale (11-110 dollari al giorno a parità di potere d’acquisto) è quella di Kharas [34].


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