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Tecnologie del valore

Moneta, conio e premesse contabili

Il denaro, inteso come tecnologia sociale per standardizzare e trasferire valore, è relativamente recente nella lunga storia dell’umanità.

La monetazione coniata, cioè la produzione di monete metalliche standardizzate con un peso e un titolo verificabile, ha avuto origine attorno al VII-VI secolo a.C. nelle regioni della Lidia e dell’Egeo. Queste monete rappresentavano non solo un valore materiale ma anche una garanzia simbolica dell’autorità che le emetteva, consolidando così una unità di scambio riconosciuta oltre i singoli scambi locali.

Prima di questa “innovazione tecnologica“, molte economie si basavano su sistemi contabili e su beni referenti di valore, come i cereali, fungendo da unità standardizzate. Ad esempio, in Mesopotamia, le tavolette amministrative registravano equivalenze tra unità di misura di cereali e unità di valore come la shekel d’argento, mostrando chiaramente come il valore fosse mediato da standard e registrazioni, e non semplicemente tramite baratto diretto uno-a-uno tra beni.

Anzi, la narrazione tradizionale – che vede il baratto come la fase naturale antecedente alla moneta – è stata ampiamente criticata da studiosi come l’antropologo David Graeber. Numerose società usavano sistemi di credito e debito regolati socialmente molto prima della monetazione diffusa, forme di “denaro virtuale” che precedettero la moneta metallica anche di millenni.

La monetazione coniata dunque, decisamente più recente (VII secolo a.C.), introdusse due innovazioni decisive:

  • Tecnicamente, la standardizzazione fisica dei pezzi con peso e titolo verificabili;
  • Metafisicamente, la simbolizzazione politica attraverso il conio, che attestava l’autorità dell’emittente.

Sono due aspetti che si supportano strattamente a vicenda: una monetazione standard favorisce gli scambi. Maggiore diffusione della moneta richiede procedure di emissione, verifica, controllo, etc.

Questi elementi, a loro volta, consentirono mercati più estesi ma suscitarono anche nuove vulnerabilità, come la manipolazione del titolo monetario, l’inflazione causata da spese statali e la concentrazione del potere di emissione.

Approfondimento concettuale

Idealmente può essere utile – al fine di comprenderne meglio meccanismi e significati – ” “separare” la funzione di “unità di conto” dalla funzione di “mezzo di scambio” e di “riserva di valore”: le prime forme di contabilità mantenevano unità di conto (es. shekel) senza che esistesse necessariamente una moneta corrispondente in circolazione. Questo dimostra che il concetto di denaro è multi-strato:

  • Unità di Conto / Protocollo: La funzione più antica del denaro non è lo scambio, ma la misurazione del valore (Unità di Conto) e la registrazione degli obblighi sociali (Protocollo Contabile). Queste due funzioni sono simbiotiche e precedono storicamente e logicamente la standardizzazione di un mezzo di scambio fisico. Il danaro in questa fase nasce già come una potente astrazione, e la sua funzione principale è quella della “rappresentazione”. In precedenza i proto-denari avevano assolto a funzioni analoghe, semplificando alcuni scambi in natura;
  • Istituzione sociale: la tecnologia materiale (materiali mettallici, non metallici, crediti in riserve “virtuali”), si adatto a contesti di scambio orizzontale e inter-comunitario. Sia nell’implementazione materiale che immateriale hanno necessità di una Autorità riconosciuta che li “garantisca”. Come conseguenza, la tecnologia materiale (moneta fisica o digitale) “rappresenta” le possibilità di scambio rende “impersonali” e talvolta addirittura “oggettive” rappresentazioni e scambi, realizzando la PRIMA separazione tra economia e società (Comunità).
  • Riserva di valore: se comunque accettato, il danaro diventa esso stesso un bene. Ma un bene particolare: un bene universale. Questa seconda fattispecie si rafforza via via che si realizzano specifiche sulla moneta. Questo processo crea – di fatto – l’Autorità a cui è affidato il compito di regolare la moneta.

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