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Intelligenza Collettiva oggi e domani

Il ruolo del Prosumer nelle sfide contemporanee

Che i problemi quotidiani ci distolgano dalle questioni del nostro tempo è una esperienza che ciascuno di noi prova costantemente.

A volte basta smarrire le chiavi di casa, lo smartphone od il portafogli. Oggi, tuttavia, potresti vederli apparire su di una mappa, localizzate da un passante che nemmeno sa di averti aiutato.

A volte basta restate imbottigliati nel traffico anche solo per qualche minuto per mandare all’aria il programma che magari la sera prima ci eravamo organizzati per ottimizzare la nostra giornata. D’altronde, le arterie delle nostre città sono spesso ingorgate, mentre ogni giorno, milioni di persone si muovono. Alcune sanno esattamente quali sono le strade da evitare e quanto tempo ci vorrà per arrivare a destinazione. L’esperienza e l’osservazione oggi sono state sostituite da un anomino flusso costante di dati aggiornati in tempo reale, capace di orientare nel migliore dei modi possibili.

Ma oltre alla mobilità individuale, ci sono sfide collettive fondamentali, legate ad esempio alla gestione delle risorse comuni. Un marciapiede dissestato, un lampione guasto o un cestino straripante potrebbero essere segnalati e corretti in tempi rapidissimi, se solo esistesse un sistema per convogliare la segnalazione di un cittadino alle autorità competenti in modo efficiente e soprattutto tenerne traccia nel tempo. Il caso della gestione dei disservizi nel Trasporto Pubblico Locale, ad esempio, è una questione essenziale per la qualità della vita dei Pendolari, ma che rappresenta, al contempo: un indicatore di civiltà per la comunità, una sfida attuale

Un anonimo flusso constante di dati aggiornati in tempo reale appare come una “mano invisibile” capace di orientarci nel migliore dei modi


Ma le applicazioni non si limitano all’ambiente urbano. Anche la ricerca scientifica può beneficiare di questa forza collettiva. Gli scienziati hanno bisogno di raccogliere enormi quantità di dati sul campo, un’operazione costosa e che richiede tempo. Che si tratti di monitorare le popolazioni di uccelli, la fioritura di una specie vegetale o il livello di inquinamento di un ambiente, la raccolta di dati su vasta scala è una sfida. Le catastrofi naturali, come terremoti o inondazioni, lasciano dietro di sé un caos difficile da mappare e quantificare.

La Protezione Civile bisogno di un quadro chiaro dei danni per poter intervenire dove è più necessario, ma un’unica entità non può avere occhi ovunque. Tutti questi scenari hanno un filo conduttore: la soluzione esiste già, è dispersa tra di noi, nella nostra percezione e nella nostra capacità di comunicare.

Piattaforme distribuite gratuitamente su App permettono ai cittadini di scattare una foto, geolocalizzare e segnalare un problema infrastrutturale (una buca, un lampione rotto, un cartello stradale caduto) direttamente alle autorità competenti.

Il sistema aggrega i dati, li visualizza su una mappa pubblica e permette a tutti di vedere lo stato delle segnalazioni, creando una pressione positiva per la risoluzione dei problemi.

Il crowdsourcing è stato coniato nel 2006 da Jeff Howe deriva dalla fusione di “crowd” (folla) e “outsourcing” (esternalizzazione). La sua filosofia è semplice ma rivoluzionaria: affidare un compito che tradizionalmente sarebbe stato svolto da un dipendente, un appaltatore o un’entità specifica, a un vasto gruppo di persone non definite. La folla, appunto.

II crowdsourcing si rivolge a una rete aperta e potenzialmente illimitata di individui. Questo modello si basa sulla convinzione che l’intelligenza, le capacità e le risorse di una collettività siano superiori a quelle di un singolo o di un piccolo gruppo.

I vantaggi sono evidenti:

  • Velocità e portata: La distribuzione del lavoro su milioni di persone permette di risolvere problemi complessi in tempi molto rapidi, raggiungendo angoli del mondo altrimenti inaccessibili;
  • Costo-efficacia: Spesso i contributori non vengono pagati, o ricevono un compenso simbolico, riducendo drasticamente i costi operativi;
  • List Scalabilità: Il modello può crescere o ridursi in base alle necessità, adattandosi a progetti di qualsiasi dimensione.

La chiave del crowdsourcing risiede nella sua capacità di trasformare gli utenti passivi in contributori attivi, co-creatori di valore.

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