La grande transizione culturale e i suoi costi attuali e futuri
Affermare che il denaro sia diventato «l’unico» valore possibile significa leggere una trasformazione culturale: progressivamente il mercato e la logica monetaria hanno colonizzato spazi che, in molte società, erano governati da norme diverse — doni rituali, obblighi reciproci, giustizia redistributiva, etc.
L’economista e filosofo Karl Polanyi – già nell’ultimo decennio al centro di una importante opera di “riscoperta” postuma – ha analizzato la trasformazione che porta alla «società di mercato», sottolineando come mercati autoregolati destrutturino relazioni sociali e richiedano interventi politici per mitigarne gli effetti sociali. In sostanza l’avanzata del Mercato rappresenterebbe una di quelle trasformazioni tecniche e tecnologiche dalle imponderabili ed inarrestabili ricadute sociali.
La «finanziarizzazione» — ossia la crescente centralità degli attori, degli strumenti e degli obiettivi finanziari nell’economia contemporanea — accentua questa forma di “colonizzazione” di spazi una volta estranee a logiche mercantili: profitti ottenuti tramite strumenti finanziari, speculazione, e logiche di breve periodo possono prendere il sopravvento sugli investimenti produttivi e sulle pratiche comunitarie, comportando
- una riformulazione dei sistemi valoriali;
- una redistribuzione dei pesi tra attori esponenziali (stati) e globali (corporation).
La semplificazione culturale galoppante non è neutra, ma produce importanti esternalità:
- ambientali (degrado, perdita di biodiversità);
- territoriali (abbandono delle aree rurali, delle campagne, dei piccoli centri, etc.);
- sociali (migrazioni, carestie, disoccupazione, gentrificazione, etc.);
- soggettive (alienazione, perdita di senso);
- politiche (perdita di rappresentaza, conflitto di interessi, corruzione, etc.)
Critiche ambientali e politiche contemporanee mettono in relazione la “logica estrattiva” del capitalismo contemporaneo con la crisi ecologica, suggerendo che il problema non sia soltanto tecnico ma di orientamento dei valori collettivi.
Le conseguenze pratiche sono molteplici: governance che favorisce rendite finanziarie piuttosto che lavoro e cura; politiche che privatizzano beni comuni; frammentazione delle reti di reciprocità che un tempo assorbivano shock locali.
La trasformazione verso una società in cui il denaro è misura e fine ha portato, assieme a straordinarie opportunità di scambio e sviluppo tecnologico, anche semplificazione ed impoverimento degli spazi umani e sociali non monetari ed aumentato rischi sistemici diretti ed indiretti (pandemie, migrazioni, crisi politico-sociali, etc.) che hanno superato la logica del “se” per entrare in quella del “quando”.

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