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Il Codice della Cooperazione (Parte 2)

Autistici Inventati: 11 giorni per spegnere 25 anni.
Cosa ci insegna sulle dipendenze, sulla fiducia, E su ciò che stiamo provando a costruire


Parte seconda — Il problema

4. Un problema che la teoria dei giochi conosce da tempo

Qui entra in scena un’idea apparentemente lontanissima: il dilemma del prigioniero.

Due persone interrogate separatamente devono decidere se cooperare o tradire. Se cooperano entrambe ottengono un risultato buono. Se una tradisce e l’altra no, chi tradisce guadagna molto e l’altro paga. Se tradiscono entrambe, stanno peggio di quanto starebbero cooperando. Il punto non è la storiella: è la struttura degli incentivi. Se non posso sapere che cosa farà l’altro, e non posso fidarmi della sua promessa, posso essere spinto razionalmente verso una scelta che ci rende entrambi più poveri.

Non tutte le situazioni reali sono dilemmi del prigioniero, e sarebbe un errore leggere ogni conflitto attraverso questa lente. Ma la lente è potente per un problema che ricorre di continuo: che cosa succede quando tutti avrebbero interesse a cooperare, e nessuno è abbastanza sicuro che gli altri lo facciano?

Un Paese vorrebbe ridurre la propria dipendenza tecnologica, ma teme di pagare da solo il costo della transizione. Un’azienda vorrebbe rallentare una corsa rischiosa, ma teme che i concorrenti non rallentino. Una banca vorrebbe difendere un cliente, ma teme di essere l’unica a farlo. Una comunità vorrebbe costruire un’infrastruttura indipendente, ma teme di restare isolata.

La domanda, ogni volta, è la stessa: come si trasforma la cooperazione da gesto eroico in comportamento conveniente?


5. La fiducia non è un sentimento: è un’infrastruttura

La risposta che gli esseri umani hanno trovato è antica e si chiama istituzione.

Una promessa, una legge, una costituzione, una reputazione, una moneta, un protocollo, una licenza: sono tutte tecnologie sociali con la stessa funzione, rendere prevedibile il comportamento degli altri. La fiducia pura è fragile. La fiducia incorporata in una struttura è molto più resistente. Se ti prometto di restituire un prestito devi fidarti di me; se esistono un contratto, un tribunale, una reputazione e una storia di rapporti precedenti, la situazione cambia. Non abbiamo eliminato la possibilità del tradimento: abbiamo modificato gli incentivi che lo rendono conveniente.

È forse la più sottovalutata delle invenzioni umane. La cooperazione non viene affidata alla bontà degli individui. Viene codificata. Una costituzione codifica un modello di convivenza; un protocollo di rete codifica un modello di interazione; un regolamento codifica il comportamento atteso in una comunità.

In questo senso le istituzioni sono una specie di software. Non software che gira sui computer: software che gira sugli esseri umani.

6. Si può fare il fork di un’istituzione?

È qui che l’esperienza del software libero diventa interessante — non per la retorica della condivisione, ma per un dettaglio giuridico.

Il copyleft non dice soltanto «puoi usare quest’opera». Dice: puoi usarla, modificarla e ridistribuirla, ma devi mantenere le stesse libertà per chi verrà dopo di te. La cooperazione viene incorporata nella struttura giuridica del progetto. Non serve che ogni partecipante sia altruista: basta che il sistema renda conveniente partecipare rispettandone le regole. È così che migliaia di persone che non si conoscono hanno costruito cose enormi senza fidarsi le une delle altre.

E allora la domanda: se un modello organizzativo potesse essere descritto, documentato, versionato, copiato e migliorato come si fa con il codice, si potrebbe fare il fork di un’istituzione?

Con un’avvertenza che va detta subito, perché è il punto in cui questa analogia si incrina. Una licenza che vieti l’uso commerciale non è una licenza di software libero: la libertà zero non ammette restrizioni sullo scopo d’uso. Chi propone una clausola non commerciale sta facendo qualcosa di diverso dal copyleft, e deve dirlo. La domanda onesta non è «come replichiamo la GPL sulle istituzioni», ma: quale architettura giuridica permette di condividere un modello cooperativo senza che diventi la materia prima di una nuova appropriazione?

Non abbiamo una risposta. Abbiamo un cantiere.


Il mondo – ovunque e comunque – sta cercando una forma, una struttura che permetta alla complessità di non diventare caos.

Prosumer APS percorre la geodetica: un sentiero di minima resistenza che non ignora l’attrito, ma lo usa per stabilizzarsi. È un cammino lungo, fatto di parole pesate e dubbi metodologici, dove la responsabilità non è un peso, ma la bussola.

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