Le sfide per il cambiamento partono da rivoluzioni culturali
Abbiamo parlato dell’utilizzo di sistemi tecnologici avanzati per affrontare problematiche complesse – dalla gestione delle emergenze al geverno dei Beni Comuni, al Trasporto Pubblico Locale, etc. – e che hanno, per ciascuno di noi, ricadute enormi nella vita di tutti i giorni.
Si penserà che, nel nostro Paese, sia ancora fantascienza… Ma ad una analisi approfondita il problema appare prevalentemente culturale. E questa non è una buona notizia. Viviamo, cioè, una sorta di “nuovo medioevo“, come sostenuto da diversi autori europeei fin dagli anni 70′.
La letteratura specialistica suggerisce che l’auto-selezione delle classi dirigenti e fenomeni come il familismo, il clientelismo ed il partitismo sono cause strutturali che alimentano la crescente inadeguatezza delle élites: questi fattori, inoltre, correlano (e talvolta alimentano) la crisi delle istituzioni, dal livello locale sino a quelle internazionali, creando al contempo il sostrato ideale per fenomeni di corruzione, contiguità con la criminalità organizzata e pratiche commerciali scorrette, fino alla distorisione dei mercati di beni e servizi. il Problema non da poco e per nulla lontano dalle nostre attuali condizioni economiche e politiche…
La crisi di rappresentanza “macina” da due generazioni, progressivamente causando il declino dei partiti, la crisi rappresentativa, il corto-circuito istituzionale, l’elitismo demagogico e la democratura

Anche le Organizzazioni basate sui più solidi principi democratici tendono a degenerare in oligarchie. I leader useranno la loro autorità per servire i propri interessi, coltiverare la lealtà di una piccola cerchia di élite e sovvertire la missione dell’Organizzazione.
Appare dunque evidente che le scelte dei singoli sono, oggi più che mai, il vero punto di svolta del percorso futuro della Società.
Già da oltre un secolo si conoscono le tendenze delle organizzazioni democratiche a trasformarsi in oligarchie buricratizzate.
Studi contemporanei confermano la persistente rilevanza di quella che è passata alla Storia come ” legge ferrea delle oligarchie”, estendendone l’applicazione alle piattaforme digitali, ai movimenti sociali moderni e alle nuove forme organizzative.
Per arginare queste derive la responsabilità degli amministratori e la trasparenza degli atti e dei processi sono essenziali: i singoli devono essere coinvolti nella formulazione delle politiche, nel bilancio e nella supervisione del governo dell’Organizzazione attraverso reali processi di partecipazione.
A sua volta, il rischio che la partecipazione sia solo formale, va scongiurata anche con l’introduzione di limiti di mandato, perseguendo costantemente il principio di suddivisione del potere.
Questi sono solo pochi esempi di riforme organiche che è necessario introdurre a livello internazionale per limitare ed invertire la deriva elitaria che stiamo vivendo.

E’ però indispensabile comprendere che, in un mondo complesso e connesso come quello attuale, i processi dal basso non possono riguardare monoliticamente solo la politica e/o l’amministrazione: l’approccio deve essere trasnazionale e prevedere la riforma del capitalismo finanziario.

Si tenga in ogni caso presente che, immaginare movimenti – di qualunque sorta – in cui produzione e consumi non siano parte dell’orizzonte teorico è un’operazione destinata inevitabilmente al fallimento.
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