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Cenni alle Banche del Tempo

Qualche elemento per conoscere un movimento da riscoprire

Le Banche del Tempo (BdT) sono associazioni senza scopo di lucro basate sul principio etico della reciprocità, il cui obiettivo primario è lo scambio di servizi, saperi e favori tra i soci, utilizzando il tempo come unica unità di misura, anche se con l’avvento della modernità questo principio è stato messo più volte in discussione. Storicamente, le BdT si inseriscono nel solco del mutualismo.

Le Società di Mutuo Soccorso (SMS) in Italia sono nella seconda metà dell’800 – circa un secolo dopo quelle anglosassoni – e basate sulla solidarietà orizzontale. Il motivo è presto detto: l’industrializzazione incipiente ha progressivamente causato l’inurbamento e la dissoluzione delle tradizionali reti di sostegno familiari e corporative. I lavoratori, privi di ogni forma di previdenza o assistenza statale, si unirono per autotutelarsi. Nel caso delle SMS, i soci versavano contributi monetari per coprirsi a vicenda in caso di malattia o infortunio, in assenza di un sistema previdenziale pubblico. Le Banche del Tempo riprendono la logica di mutuo aiuto e sostegno collettivo delle SMS, ma con una differenza cruciale: nascendo come risposta resiliente in una economia sempre più “senza danaro”, sostituiscono la moneta corrente con l’unità di tempo.

Le Banche del Tempo (BdT) hanno rappresentato, all’epoca, una forma innovativa e diffusa di scambio di servizi e competenze basata sul tempo come unità di misura del valore. Ancora oggi alcune BdT continuano ad operare a livello comunale e di quartiere, spesso supportate da associazioni locali e talvolta in collaborazione con enti pubblici: in Italia, le Banche del Tempo sono un fenomeno riconosciuto limitatamente ad una azione di “vicinato” (cfr. art. 27 L. 53/2000: “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”), nell’Unione Europea non hanno, ad oggi, trovato riconoscimento in nessuna direttiva comunitaria.

A causa di vincoli derivanti dal contesto in cui è nata l’idea stessa di Banca del Tempo, allo stato le esperienze sono numerose, ma non hanno saputo imprimere una modificazione dell’economia sociale che più qualcuno ha pure immaginato.

Innanzitutto, la maggioranza dei modelli tradizionali di banca del tempo si fondano sul principio di equivalenza temporale: un’ora di lavoro prestata deve equivalere a un’ora di lavoro ricevuta, indipendentemente dalla natura del servizio offerto. Quindi, indipendentemente che si tratti di assistenza domestica, lezioni private o accompagnamento, ogni ora ha lo stesso valore. Questo criterio genera un sistema percepito come equo e inclusivo, che valorizza il contributo di ciascuno senza distinzioni di mercato o economiche. In società complesse e dinamiche come quella attuale, “vincoli” così forti non consentono un adattamento del Sistema alle diversità e dismogeneità dell’esperienza reale.

D’altronde, la letteratura scientifica e le esperienze pratiche evidenziano una concreta nonché elevata complessità nell’applicazione di questo principio. Alcune Banche del Tempo adottano, pertanto sistemi “modificati”, introducendo “equivalenze verticali” o “pesi” diversi per specifiche attività, per riflettere competenze specialistiche o difficoltà tecniche.

Altri modelli prevedono classificazioni differenziate per categorie di intervento, creando così un sistema più sfumato rispetto all’uguaglianza rigorosa tra ore.

lI principio di equivalenza è dunque oggetto di discussione per alcune sue limitazioni pratiche e teoriche. La qualità, la domanda e l’offerta di specifici servizi possono infatti variare molto, e un’ora di tempo “prestato” non sempre corrisponde a un’ora di valore sociale equivalente per chi riceve. Inoltre, sistemi più complessi introducono naturalmente una maggiore difficoltà nella gestione e nella trasparenza, minando la semplicità e il senso di reciprocità che caratterizzano originariamente la BdT.

Le Banche del Tempo possono riattivare processi virtuosi di impiego delle risorse di una Comunità proprio nei casi di scarsità economica

Un ulteriore problema riguarda la sostenibilità e il riconoscimento istituzionale di queste esperienze, soprattutto in contesti di welfare mix dove enti pubblici e società civile cooperano. La definizione rigorosa di equivalenza e il sistema di scambi devono essere sufficientemente flessibili per integrarsi con altre forme di prestazioni sociali e rispondere alle esigenze locali.

La sperimentazione tecnologica e digitale sta trasformando profondamente il modello della banca del tempo. Tuttavia una seria, ampia ed approfondita discussione per la riscoperta del valore dello scambio e della mutualità, anche alla luce di quella che appare sempre più come una crisi economica dalle cause profonde e non transitorie.

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